Luigi Moio

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Si laurea con lode in Scienze Agrarie a Napoli nel 1986 e, dopo brillante carriera che lo porta, per quattro anni, in Francia per un dottorato di ricerca sulla chimica e tecnologia del latte e dei derivati lattiero-caseari presso il Centro di Ricerca sugli Aromi, dell’Istituto Nazionale per la Ricerca Agronomica di Dijon, diventa professore ordinario di Enologia presso il  Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università degli Studi di Napoli.

Iniziato dal padre Michele agli studi enologici, perché non mancasse un Enologo nella propria azienda (una delle più storiche campane famosa per la produzione del Falerno), “riscopre” il vino grazie ai colleghi ricercatori francesi con i quali “era bello perdersi in piacevoli conversazioni, approfondimenti e confronti”. L’esperienza francese lo forgia e nasce in lui la convinzione del Grande Vino, come risultato del grande lavoro in vigna e del rispetto umano dell’uva di partenza.

Di natura poliedrica come ogni grande “artista” (è un bravo pittore e buon chitarrista), è autore e co-autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche nei settori della chimica e tecnologia degli alimenti. Dal 1991 svolge ricerche sullo studio dell’aroma degli alimenti, basate sull’applicazione di metodologie accoppiate di analisi sensoriale e strumentale. Ha rivolto particolare attenzione allo studio dei componenti odorosi del vino ed alle tecnologie enologiche mirate a  preservarne ed amplificarne l’aroma varietale.

Senza dubbio è considerato uno dei maggiori esperti italiani del settore enologico, i suoi studi e le loro applicazioni hanno contribuito in maniera determinante alla riscoperta ed alla valorizzazione di innumerevoli vitigni autoctoni del sud Italia.

E’ presidente del gruppo di esperti di Tecnologia del Vino dell’OIV (Organisation International  de la Vigne et  du Vin) di  Parigi ed è socio ordinario dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino. 

Nel 1998, nasce una collaborazione, per rendere al meglio l’intreccio tra le sue conoscenze e studi enologici e quelli più propriamente viticoli di Gerardo.

Nel tempo, le affinità personali fatte di passione, curiosità innata, voglia di conoscere, sperimentare e approfondire hanno trasformato un rapporto professionale in una “amicizia” che supera e completa il rapporto tra due persone che si stimano e conoscono nel più profondo di se stessi!

Né poteva essere diversamente. Far nascere un’azienda, applicarne un rigore scientifico, desiderare un rilancio non di un vitigno, ma di un territorio, trasformare queste idee in un bicchiere di vino, cercare di migliorarlo sapendo, come dice lui, che la perfezione non è nell’uomo, ma nella natura, guardarsi negli occhi è condividere tutte queste emozioni, vuol dire legarsi in un sogno, un sogno tanto bello, quanto è bella l’arte di fare il vino!

Grazie Luigi, senza di te non avremmo potuto realizzare questo sogno!